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- AMADIO ARMANDO D’AMATO: Partigiano, nato a Popoli il 25 ottobre 1907, deceduto a 36 anni, l’11 dicembre 1943, a seguito di uno scontro a fuoco con i tedeschi. Con una decisa scelta antifascista aderì alla banda dei partigiani popolesi guidata da Natale Camarra e posta sotto il comando militare dell’ex sottufficiale dell’esercito Luigi Damiani. Funzione rilevante ebbero anche i concittadini Nicola Sanvitale e Giuseppe Orsini. L’attività posta in essere dai partigiani popolesi fu quella di aiutare i militari alleati fuggiti dai campi di prigionia tedeschi cercando di farli ricongiungere con le truppe anglo-americane dislocate oltre la linea del fronte. Di qui l’incontro e la collaborazione con i patrioti della brigata Maiella. Si verificarono anche piccoli scontri a fuoco con i tedeschi.Una delazione dei fascisti popolesi fece sì che un gruppo di tedeschi bombardasse al sorgere del sole il campo dei partigiani. Seguì una impari lotta, pochi uomini si sacrificarono per permettere la fuga del grosso della banda. Alcuni restarono feriti, il D’Amato in modo grave. Perì presso il piccolo ospedale civile di Popoli, che sarebbe stato poi distrutto dai bombardamenti aerei alleati. Il funerale fu seguito da una folla enorme e il suo sacrificio contribuì a rinsaldare il forte antifascismo fra i popolesi.
- EDMONDO DI PILLO: Nato a Popoli il 25 aprile 1904, emigrato nel 1932 a Napoli, fucilato a Roma – La Storta, il 3 giugno1944. Tenente di fanteria in congedo, fu partigiano combattente. Decorato di medaglia d’oro con la seguente motivazione: “Ufficiale di complemento non in servizio, subito dopo l’armistizio, prendeva contatto con gli agenti del servizio informazioni della V^ armata Americana e prestava volontaria continua opera di collaborazione, compiendo numerose difficili e rischiose missioni. Iniziatosi il trasporto clandestino sul litorale di agenti segreti e radiotelegrafisti, assumeva la direzione delle relative operazioni. In vista dello sbarco degli alleati ad Anzio, svolgeva azione delicata, intelligente e pericolosissima onde evitare la distruzione di impianti idroelettrici ed assicurarne la rapida occupazione da parte dei patrioti. Arrestato dalle SS tedesche, veniva rinchiuso assieme alla moglie e poi barbaramente trucidato. Fu fulgido esempio di patriottismo e di consapevole audacia”.
- EPIMENIO LIBERI: Nato a Popoli il 26 giugno 1920, deceduto a Roma il 24 marzo 1944.Trasferitosi in giovane età con la famiglia a Roma, eccellente negli studi, si diplomò con ottimi risultati. Appena diplomato aderì alle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Arrestato nel dicembre del 1943 dalle SS, rimase recluso per ventiquattro giorni nel famigerato carcere di Via Tasso, poi trasferito a Regina Coeli, 3° braccio politico tedesco, cella 382. Fucilato alle Fosse Ardeatine. Divise la cella con don Giuseppe Morosini, il prete eroe della resistenza romana, il quale compose in quel poco tempo una ninna nanna per il figlio nascituro di Epimenio. Fredda, gelida la comunicazione di morte alla famiglia: “Epimenio Liberi ist am 23.4.1944 gestorben. Eventuali effetti personali possono essere ritirati presso il Comando di Pubblica Sicurezza in Via Tasso 155”.
- CAFARELLI GIOVANNI MARIO: Nato il 21 novembre 1898, da civile ebbe una vita industriosa, gestiva con alta professionalità e dedizione lo stabilimento termale di Popoli. Nel 1917 iniziò la vita militare, dichiarato idoneo di prima categoria alla visita di leva, entrò nel regio esercito. Venne assegnato alla Divisione Acqui. Ferito nel 1941 a Valona, venne rimpatriato per le cure e ricoverato all’ospedale militare di Chieti. Rientrato nel reparto, venne trasferito a Cefalonia e li seguì le sorti della Divisione comandata da un corregionale, l’avezzanese Antonio Gandin. Partecipò all’assemblea nella quale, per la prima volta nell’esercito italiano, una decisione veniva messa a votazione. Era il 13 settembre 1943. Plebiscitariamente, ufficiali, sottufficiali e soldati della Acqui scelsero di non consegnare le armi ai tedeschi. L’impari lotta durò poco, il 22 settembre tutto finì. Il 24 settembre incominciò la dura vendetta dei tedeschi, alle ore 7,45 gli ufficiali vennero trasferiti ad Argostòli. Si fermarono dopo non molti chilometri in una villetta rustica dietro la penisola di San Teodoro, la “casetta rossa”, per il colore delle sue mura. Gli ultimi istanti degli ufficiali della Acqui sono stati ricordati dal cappellano militare don Romualdo Formato che prima della fucilazione, disegnando nell’aria il segno della croce, assolveva tutti, “Ego vos absolvo“. Il capitano Cafarelli era con gli altri ufficiali, uscirono dalla stanza Carocci e Fioretti, seguì il maggiore Amoretti, il tenente Mario Canzi, il capitano Vito Caruso, il capitano Gian Mario Caffarelli, così scrive nel libro “Italiani dovete morire – Il massacro della divisione Acqui a Cefalonia”, Alfio Caruso. Il lavoro di bassa macelleria dei tedeschi ebbe un’altra spregevole piega, nessuno doveva più trovare i corpi degli ufficiali italiani. Molti vennero bruciati, altri vennero caricati su zatteroni pieni di esplosivo e fatti affondare, con l’intero equipaggio di marinai italiani, al largo dell’isola Verdiani. L’atto di morte trascritto nei registri di stato civile del Comune di Popoli per l’anno 1956, riporta: il giorno ventiquattro del mese di settembre dell’anno millenovecentoquarantatre è deceduto in Cefalonia – Casa Rossa – (Grecia), alle ore – si sconosce -, in età di quarantaquattro anni, Cafarelli Giovanni Mario, appartenente al 14^ Regt Fanteria. Il suddetto Cafarelli Giovanni Mario è morto in seguito a fucilazione da parte dei tedeschi ed è stato sepolto a Cefalonia. la salma è stata gettata in mare. Così lo ricorda don Romualdo nel suo “L’eccidio di Cefalonia, “da poco tempo avevo conosciuto il simpaticissimo capitano Giovanni Mario Cafarelli, al quale ero stato presentato dal comune amico capitano Zanobetti. Era il capo ufficio informazioni del comando di divisione. L’aspetto stesso di quest’ultimo rivelava manifestamente una grande bontà d’animo e una pacata mitezza. Trattava tutti affabilmente, dai colleghi fino all’ultimo scritturale, e per tutti aveva la parola buona e il saggio consiglio della persona matura”.
- NICOLA CAMARRA: Nato a Popoli il 28 novembre 1922, venne chiamato alle armi il 10 gennaio 1942 e prestò servizio presso il 10^ Reggimento Bersaglieri a Palermo. Dal 6 maggio al 10 giugno del 1942 frequentò la scuola paracadutisti a Tarquinia presso l’11° battaglione Folgore. Venne inviato dapprima in Jugoslavia e poi in Libia ove partecipò alla battaglia di El Alamein. Rimpatriato, combattè in Sicilia e poi in Calabria. Dopo l’8 settembre rientrò a Popoli. Aderì immediatamente alla formazione partigiana dei patrioti della Maiella. Esperto conoscitore di armi, divenne istruttore dei giovani patrioti al maneggio di fucili, mitra e bombe a mano. Un ufficiale inglese, notata la sua divisa coloniale da paracadutista, lo invitò ad entrare nei parà, nelle “F” Recce Squadron, 13 corps. Partecipò a numerosissime azioni di sabotaggio. Venne decorato dallo Stato Maggiore della Guerra con la medaglia d’argento al Valor Militare sul campo, con la seguente motivazione: “Paracadutista lanciato in territorio fortemente presidiato dal nemico, restava per oltre 5 ore sotto il fuoco nei pressi di un ponte che doveva essere salvato. Assolto il compito partecipava col rimanente della sua pattuglia all’attacco di presidi, postazioni e autocolonne di nemici in ritirata”. Sud Ferrara, 20-21 aprile 1945.
- GUIDO RICCI: Identico percorso per questo altro nostro eroico concittadino, insignito della medesima medaglia d’argento al valor militare sul campo. “Paracadutista, in azione su territorio fortemente presidiato dal nemico, si lanciava dall’areo sotto un intenso tiro antiareo e giunto a terra in prossimità di un comando nemico già in allarme, lo attaccava arditamente insieme ai compagni della propria pattuglia mettendo fuori combattimento e catturando la maggior parte del presidio; partecipava poi per circa 48 ore consecutive all’attacco e alla distruzione di colonne nemiche in ritirata”. Sud Ferrara 20-21 aprile 1945.
- CELIN TEODORO: di Antonio e di Prosen Margherita, nato l’1.11.1920 a Villa Podgrai (Fiume) cap. maggiore della 184^ compagnia moto paracadutisti, Divisione Nembo, deceduto a Popoli il 14.6.1944, “per ferita da arma da fuoco con foro d’entrata alla regione zigomatica sinistra, e foro d’uscita alla regione parieto occipitale sinistra.”
- Questa è l’occasione per ricordare una nostra concittadina, Vittoria DI SIBBIO, partigiana della Brigata Maiella, matricola 780, nacque a Popoli il 17 agosto del 1926, con abitazione alla Via Mazzini, vico 21, n. 32. Dopo la guerra si trasferì in Francia, ove è deceduta. É più che giusto ricordarla a tutti per il suo coraggio e la forte volontà dimostrata nel seguire i combattenti della Banda Patrioti della Maiella in tutto il percorso dalle Marche, all’Emilia Romagna, fino alla liberazione di Asiago il primo maggio del 1945.